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APPANINO – FOTGRAFIE DI ALESSANDRO ARNABOLDI

 

Dal punto di vista culturale, il Panino è in icona storica del nostro paese. Ha identificato epoche e modelli, status symbol e l’evoluzione italiana.
È il pranzo degli operai, oggi diventato quello dei manager troppi indaffarati per concedersi un pasto lontano dal pc e dalle riunioni. È preferito nei momenti conviviali con gli amici alle feste, il pasto perfetto delle gite fuori porta, la merenda preferita e il simbolo per antonomasia del pasti veloci. Il vero mordi e fuggi.
Sono tantissimi i locali che sono sorti negli anni e che ne hanno fatto un icona del nostro paese, le paninoteche degli anni ottanta con i loro paninari vestiti griffati e alla moda hanno segnato un epoca, oltre ai bar ed i fast food dove concedersi due fette di pane farcite.
Preparare un panino con la P maiuscola è un arte. È molto di più che del pane imbottito. È un piccolo mondo che racchiude morsi di estasi.
Ingredienti di alta qualità ben dosati tra di loro creano panino unici, vere e proprie esperienze, e piccoli mondi.
Salvaguardare un patrimonio così esteso di cultura, tradizione, materie prime di eccellenza, produttori e territorio è ammirevole. Voler dare il giusto rispetto a un prodotto talvolta bistrattato e messo in secondo piano rispetto ai piatti gourmet che vanno per la maggiore oggi è una missione onorevole.

L’Accademi a del Panino Italiano, sorta poco più di un anno fa, ha proprio come missione valorizzare le eccellenze italiane, nomenclare il panino e ridargli il giusto splendore e collocazione all’interno del nostro panorama gastronomico. Attività divulgative e formative che permettano di apprendere, assaporare e custodire questo piatto.
Ci sono panini che hanno fatto la storia e ci rappresentano. Chi non associa la michetta con bologna e gorgonzola ai muratori bergamaschi appesi alle impalcature milanesi? Uno dei panini più buoni che abbia mai mangiato nonostante odiassi la consistenza della michetta.

Per il mio matrimonio desideravo fare il banchetto di nozze in un prato con pane e salame, nonostante dieci anni dopo sia diventata vegana ma questa è un’altra storia. Il ricordo infantile mi porta a ripensare alle serate più belle in inverno, quando a casa si mangiavano i toast o i panini davanti alla tv. Il panino poi sanciva il momento dell’inizio delle vacanze e delle giornate all’aperto.  Sapere che ci sia una scuola intenta a salvaguardare questo magico prodotto e che sia nata una app per poter trovare i panini italiani nei posti dove vengono preparati a regola d’arte, in maniera espressa, con gli ingredienti d’eccellenza  è rassicurante e fa ben sperareche la nostra tradizione, la nostra cultura, ciò che ci identifica e rappresenta non andrà perduto e che con l’aiuto di tutti noi potrà diventare sempre più un’icona del nostro bel Paese.

La app è ben studiata e organizzata. Riporta quelli che sono stati classificati come i 10 panini certificati, la lista completa, e sempre in aggiornamento, dei locali dove gustare i panini preparati al momento. Racchiude inoltre un efficace strumento, attraverso storytelling visuale, dove trovare informazioni rispetto alla nascita di ciascun panino, la sua esecuzione, ed il contesto territoriale, produttivo e degli ingredienti.
Scaricate la App per rimanere aggiornati sui panini italiani, dove trovarli e consumarli, conoscere gli ingredienti, i produttori e segnalare a propria volta i luoghi dove l’arte del panino è un culto.

Per non farci mancare nulla, per la scampagnata di Pasquetta ho preparato panini per tutti, delicatamente riposti nel mio nel cestino di vimini e mangiati allegramente sul prato con gli amici. Ognuno secondo le proprie preferenze. Per me non poteva che essere vegan. Sicuramente non farà parte della tradizione italiana ma di certo dimostra i tempi che cambiano, con gusto! Ho scelto di usare i carciofini sott’olio alla contadini preparati il mese scorso da Alessandro, consapevole di quanto mi piacciano. Il mio ingrediente principe è stato il tempeh, anche in questo caso quello autoprodotto.

appanino al tempeh

appanino al tempeh

 

Appanino al tempeh

 

Ingredienti per 4 persone:

 

8 fette di pane ai cereali

240 gr di tempeh di soia

16 carciofini sott’olio

50 gr di latte di mandorle al naturale

150 ml circa di olio di girasole alto oleico

1 cucchiaino di senape

1 limone

1 cucchiaino di malto d’orzo

curcuma in polvere

misticanza

salsa rubra a piacere

salsa di soia shoyu

sale, pepe e olio evo

 

Procedimento:

 

Affettare il tempeh sottilmente e farlo marinare in un dressing composto dal succo di mezzo limone, filtrato, il malto d’orzo e un cucchiaino di salsa di soia. Tenere in un luogo fresco e coperto per almeno 30 minuti.

Nel frattempo affettare i carciofini e preparare la maionese montando il latte di mandorle al naturale con due cucchiai di succo di limone, sempre filtrato con un colino a maglie fini, un pizzico di sale, la senape e la punta di un cucchiaino di curcuma. Aggiungere a filo, mentre si frulla con il frullatore a immersione, l’olio di girasole e proseguire fino ad ottenere una preparazione soda e compatta.

Arrostire il tempeh, da ambo i lati, in una padella rovente, leggermente unta di olio e sfumare con la marinatura.

Tostare delicatamente il pane.

Stendere su una fetta la maionese alla curcuma, qualche fetta di carciofino e il tempeh. Guarnire con la misticanza e nappare l’altra fetta con la salsa rubra. Chiudere il panino e servire ben caldo.

Buon appetito!

appanino

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Tempi di preparazione:

15 minuti più il tempo di riposo del tempeh

 

 

 

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